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Rischi7 min di lettura

I modi in cui un DAE smette di essere utile

Un defibrillatore fallisce quasi sempre prima di essere acceso. Non per un guasto: perché non lo si trova, non lo si raggiunge, o nessuno sa di averlo.

Il guasto non è il rischio principale

Nell’immaginario, il rischio di un defibrillatore è che non parta. Nella pratica quel caso è raro: i DAE fanno un autotest periodico e segnalano da soli quando qualcosa non va. I modi in cui un dispositivo diventa inutile sono più banali, e tutti stanno fuori dalla scatola.

Il primo è l’accessibilità. Un DAE dentro un ufficio che chiude alle 18 è un DAE che non esiste per due terzi della giornata, e un arresto cardiaco non consulta gli orari. Il secondo è la segnalazione: senza un cartello visibile dal punto in cui si sta soccorrendo, il dispositivo più vicino è quello che si conosce, non quello che c’è. Il terzo è la consapevolezza: chi lavora in quell’edificio sa che c’è? Sa dov’è la chiave, se la teca è chiusa?

Dati

Quando è raggiungibile un DAE mappato

I 170.253 defibrillatori del nostro archivio, divisi per quello che dichiarano sui propri orari. Tocca un segmento per il dettaglio.

Orario ignoto71.635 dispositivi non dichiarano quando si possono raggiungere. Chi li cerca deve andare a vedere: è l’informazione che manca più spesso, e la più costosa da non avere.

Sempre aperti66.966 dispositivi dichiarati accessibili 24 ore su 24. Sono l’unico gruppo su cui si può contare a qualunque ora — ed è meno di quattro su dieci.

Orario limitato31.652 dispositivi si possono usare solo in certi orari. Non è un difetto in sé: diventa un rischio quando nessuno lo sa prima di correrci.

Su 170.253 dispositivi mappati nel mondo.

Fonte: OpenStreetMap, nostra elaborazione sull’archivio di SOS DAE

Quello che i dati pubblici non dicono

Chi gestisce un defibrillatore spesso dà per scontato che, essendo censito da qualche parte, sia anche trovabile. I dati aperti dicono un’altra cosa.

Abbiamo contato, uno per uno, i buchi dell’archivio mondiale che l’app usa. Non sono stime: sono i campi vuoti.

Dati

Cosa manca ai dati pubblici sui DAE

Quanti dispositivi, su 170.253, sono privi di ciascuna informazione.

  • Senza indirizzo153.334

    Nove su dieci. Restano le coordinate: portano davanti all’edificio, non davanti alla teca.

  • Senza data di verifica147.046

    Nessuno sa se sono ancora lì. Un punto sulla mappa senza data è un’informazione di cui non si conosce l’età.

  • Senza nome140.499

    «Defibrillatore» e basta: arrivato sul posto, non si sa quale porta aprire.

  • Senza nome, indirizzo né indicazioni37.851

    Un punto e nient’altro. Sono i casi in cui la mappa dice che un DAE esiste, ma non aiuta a trovarlo.

Passa il mouse su una barra — o raggiungila col tab — per il dettaglio.

Fonte: OpenStreetMap, nostra elaborazione (archivio del 23 luglio 2026)

Cosa può fare chi ne ha uno

La buona notizia è che tutte e tre le falle si chiudono senza comprare niente. Sono ore di lavoro, non budget.

  • Metti il cartello dove serve: non accanto al DAE, ma nel punto da cui qualcuno dovrà cercarlo.
  • Dichiara l’orario reale di accesso, anche se è scomodo. «Lun-ven 8-18» è un’informazione utile; il silenzio no.
  • Scrivi dove si trova davvero: «piano terra, corridoio infermeria, accanto all’estintore».
  • Fai sapere a chi lavora lì che c’è, dov’è, e che non serve essere formati per usarlo.
  • Aggiorna il punto sulla mappa pubblica: è quella che vedrà chi non conosce l’edificio.
  • Registra la data dell’ultima verifica: è il campo che manca a 147.046 dispositivi su 170.253.

Il minuto che conta

Le linee guida ERC dicono che ogni minuto senza defibrillazione toglie circa dieci punti percentuali di probabilità di sopravvivenza. È il motivo per cui tutto quanto sopra non è burocrazia: un cartello mancante costa minuti, e i minuti sono l’unica valuta di questa faccenda.

Nessuno dei rischi elencati qui riguarda la qualità del dispositivo. Riguardano tutti l’organizzazione intorno — che è esattamente la parte che si può sistemare.

Da portarsi via

  • Un DAE fallisce quasi sempre prima di essere acceso: porta chiusa, cartello assente, nessuno che sappia che c’è.
  • Meno di quattro dispositivi mappati su dieci dichiarano di essere accessibili 24 ore su 24.
  • 147.046 defibrillatori su 170.253 non hanno una data di verifica: nessuno sa se sono ancora al loro posto.

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